Le “Madri della Costituzione”: quanto ancora hanno da insegnarci

Lunedì 18 ottobre 2021, alle ore 18:00 (Diretta Facebook a questo indirizzo), l’Associazione di giovani studiose e studiosi “Voci Costituzionali” ospiterà un incontro circa il valore della rappresentanza politica femminile nella cornice dei principi costituzionali e della storia costituzionale italiana. Con Eliana Di Caro, autrice del libro “Le Madri della Costituzione” (IlSole24Ore, 2021, pp. 210), discuteranno la Prof.ssa Barbara Pezzini, ordinaria di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Bergamo e, per Voci costituzionali, il dott. Gabriele Maestri e la dott.ssa Rita Pescatore.

Un appuntamento da non perdere, assolutamente necessario per fendere l’“oblio generalizzato” che, colpevolmente, avvolge le ventuno italiane elette il 2 giugno 1946, insieme a 535 italiani, all’Assemblea Costituente.

Alle Madri della Costituzione dobbiamo quello che Pietro Scoppola ha definito il “vissuto comune degli italiani”, il patrimonio etico che ha cementato il nostro Paese.

Le ventuno donne elette – su cinquecentocinquantasei membri – il 2 giugno 1946 all’Assemblea Costituente (9 Comuniste, 9 Democristiane, 2 Socialiste, 1 dell’Uomo Qualunque) lavorarono alacremente alla definizione del nostro assetto istituzionale, animate da un unico e irripetibile fermento democratico. Furono irriducibili pioniere e coraggiose antesignane di storiche affermazioni sociali, culturali e giuridiche.

Hanno veicolato e cristallizzato nel dettato costituzionale una nuova e moderna visione del mondo, a lungo preclusa alle donne.

Dobbiamo alle Costituenti l’articolo 3 in tema di uguaglianza formale (Lina Merlin si batté per sancire espressamente, nel I comma, il divieto di distinzioni “di sesso”) e sostanziale (Teresa Mattei –  “la più giovane deputatessa italiana alla Costituente” – propose la nevralgica espressione “di fatto” del II comma), gli articoli 29, 30 e 31 sulla famiglia, l’articolo 37 sul diritto al lavoro, il 48 sulla uguaglianza nella partecipazione politica, il 51 sull’accesso alle cariche pubbliche e ai pubblici uffici.

Incarnarono una presenza istituzionale preziosa, conformatasi ad un autentico spirito di collaborazione e sintesi politica, all’insegna di una formidabile mediazione intellettuale.

Vale la pena ricordare le parole che il Presidente Umberto Terracini, il 31 gennaio 1948, a conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente, rivolse ai deputati riuniti nell’Aula di Montecitorio:

“Per uno spirito non di cavalleria ma di leale riconoscenza vorrei ricordare in questo momento le nostre colleghe. Non dimentichiamo che è la prima volta che in quest’Aula hanno seduto delle donne italiane, ed esse pur portando qui la voce di molte posizioni politiche ci hanno insegnato che nei momenti più importanti, in cui si trattava di stabilire i punti fondamentali per la nostra vita, esse hanno saputo trovare le parole più acconce ad esprimere, unitariamente, il pensiero di tutte le donne italiane”.

soffitti di cristallo da infrangere sono ancora tanti e insidiosi.

A fare il punto è l’ultimo aggiornamento del dossier “Parità vo cercando” dell’Ufficio valutazione impatto del Senato della Repubblica. Una rassegna analitica dei risultati di settanta anni di elezioni – redatta alle battute iniziali della XVIII Legislatura e del 65mo governo della Repubblica – tesa a ricostruire l’andamento della presenza femminile nelle Istituzioni dal 1948 al 2018.

La tangibile inequivocità dei numeri (sono stati necessari 30 anni e 7 Legislature per avere più di 50 donne in Parlamento: è accaduto nel 1976. Quota 100 è stata superata nel 1987 e quota 150 nel 2006) ci pone di fronte ad una sfida senza eguali e senza tempo. I diritti delle donne rappresentano, difatti, un traguardo universale, senza distinzioni di genere o di credo politico.

Inoltre, a quasi due anni dalla diffusione dell’epidemia di Coronavirus, si cominciano a registrare i deleteri effetti sociali ed economici riverberantesi a lungo termine sull’uguaglianza di genere

Quarantasette milioni di donne e ragazze in tutto il mondo rischiano di ricadere sotto la soglia di povertà (qui i dati).

Secondo l’Indice sull’uguaglianza di genere 2020, curato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), l’UE ottiene un punteggio del 67,9 per cento sull’uguaglianza di genere e, in conformità all’andamento attuale, mancano almeno ancora sessanta anni prima di poter raggiungere la completa parità.

La complessità delle sfide del prossimo futuro, in tema di democrazia paritaria, richiede, dunque, un sovrappiù di responsabilità e solerzia.

In tal senso, l’intensa passione politica e l’indefessa tenacia delle nostre Madri Costituenti può insegnarci ancora tanto alla luce delle innumerevoli battaglie che sono ancora da combattere. Sulla scorta del loro prezioso esempio, non si può e non si deve demordere.

Antonia Maria Acierno

Dottoranda in Internazionalizzazione dei sistemi giuridici e diritti fondamentali

Università degli Studi della Campania “L. Vanvitelli”

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