di Matteo Paolanti
Dottorando di ricerca
Diritto pubblico comparatoo
Università degli Studi di Siena
Abstract
Il presente contributo propone una lettura costituzionale e comparata del governo giuridico dell’intelligenza artificiale, muovendo dalla tesi che il dibattito pubblico commetta un “errore di bersaglio” analogo a quello luddista: criticare lo strumento tecnologico anziché i rapporti di potere che ne determinano l’uso. Prendendo le mosse dal caso Bartz et al. v. Anthropic PBC e dai recenti sviluppi di acquisti straordinari di libri da parte dei colossi AI, si individua nella conversione di un patrimonio testuale comune in infrastruttura computazionale proprietaria un problema di eguaglianza sostanziale ex art. 3, comma 2, Cost.
A tal riguardo, l’analisi distingue alcuni piani: tra essi l’accesso alla tecnologia, il controllo sull’infrastruttura, fino ad arrivare alla questione del costo materiale e sociale dei data center. Attraverso la lettura incrociata di normativa straniera e l’individuazione di problemi comuni, il proposito è quello di creare un rinnovato dibattito dove si guardi al problema in un’ottica di cambiamento e adattamento imperniato sui valori della giustizia sociale tipici della Carta fondamentale.
Parole chiave
intelligenza artificiale, uguaglianza, ambiente, diritto comparato, giustizia sociale
