La prevalenza dei diritti civili sui diritti sociali negli ordinamenti costituzionali europei: quale bilancia per le libertà fondamentali?

ICON·S Italian Chapter “Il futuro dello Stato

Università degli Studi di Bologna – 16-17 settembre 2022

Panel “Il mercato dei diritti: quale fondamento costituzionale per i diritti sociali in trasformazione?”


Nell’interpretazione tradizionale, i diritti sociali rappresentano un costo per il bilancio dello Stato quale manifestazione dell’indirizzo politico. Ciò porta ad ignorarne la vocazione dello Stato democratico alla piena realizzazione e allo sviluppo della persona umana, eminentemente sancito all’art. 3 della Costituzione.

Il principio di uguaglianza sostanziale che si manifesta nella rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale è, in altri termini, funzionale al raggiungimento della pari dignità sociale, quale meta tendenziale dell’ordinamento giuridico. Ciò non potrebbe in alcun modo avvenire senza quell’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale ex art. 2 Cost. La progressiva degradazione della persona da cittadino a consumatore, da homo dignus a homo oeconomicus, ha trasfigurato sia le forme di partecipazione sia il concetto stesso di rappresentanza: verso quale direzione si muove, oggi, il c.d. portafoglio dei diritti?

La prevalenza in sede legislativa dei diritti civili a discapito dei diritti sociali impone una riflessione sull’effettivo costo dei diritti. I diritti hanno un costo? E se sì, quanto costano? Quali costano e quali no? Questo costo varia al variare del diritto? È un costo giusto e perché può dirsi tale? 

Il principio di sostenibilità economico-finanziaria e quello di tutela di talune prestazioni sociali incomprimibili stanno tra loro in rapporto dialettico. In altri termini «quando ci si trovi di fronte a spese costituzionalmente necessarie, il principio dell’equilibrio di bilancio “recede” e il legislatore, eventualmente, dovrà intervenire in riduzione di altre spese “che non rivestono il medesimo carattere di priorità”» (1).

Ci troviamo dinanzi ad una tendenza consolidata in gran parte degli ordinamenti occidentali: la scarsezza di risorse fa preferire i diritti “a costo zero”, mettendo in crisi l’universalità stessa dei diritti costituzionali. In questo senso l’orientamento neoliberista contenuto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sembrerebbe non del tutto sufficiente per un’inversione di tendenza: non basta aumentare la concorrenza per dipanare le disuguaglianze ed accrescere il sistema di welfare. Secondo la ben nota teoria dei diritti tiranni nessun diritto fondamentale può prevalere in assoluto sull’altro o essere integralmente sacrificato. Viceversa «si verificherebbe l’illimitata espansione di uno dei diritti, che diverrebbe “tiranno” nei confronti delle altre situazioni giuridiche costituzionalmente riconosciute e protette, che costituiscono, nel loro insieme, espressione della dignità della persona» (2).

Dietro la moltiplicazione dei diritti (specie civili) si nasconde la tentazione inevitabile di voler trovare un fondamento costituzionale a qualsiasi situazione giuridica soggettiva. Non tutti i diritti possono essere espressamente costituzionalizzati o godere di una tutela indiretta. Allo stesso tempo il rischio di voler trovare una copertura costituzionale ad ogni costo (e con ogni costo) è quello di un pancostituzionalismo de facto che pretenda di disciplinare pedissequamente ogni segmento del vivere comune e che incontra nella rigidità costituzionale un controlimite inderogabile. 

Se è vero che la persona è l’unità di misura delle costituzioni democratiche e pluraliste del novecento è altrettanto vero che queste non possono inseguire le contingenze del tempo. Non si tratta dunque di una pretesa esaustività o presunta completezza delle carte costituzionali ma della loro capacità di prescindere dalle tendenze del momento, spesso anticamera di operazioni di facciata. 

I diritti e le libertà fondamentali non sono certamente circoscrivibili in un numerus clausus ma neppure possono costituire uno strumento attraverso il quale ritagliarsi un orizzonte costituzionale su misura. Se al continuo mutare della società dovesse corrispondere ob torto collo la necessità di una revisione – anche solo parziale – delle costituzioni saremo dinanzi ad un costituzionalismo à la carte. Quello del “riconoscere o creare” è l’eterno dualismo tra diritto naturale e diritto positivo. L’art. 2 Cost. fugge qualsiasi dubbio interpretativo: l’ordinamento riconosce diritti che esistono già in quanto propri della persona ab origineL’antecedenza del principio personalista costituisce l’elemento di congiuntura tra uguaglianza e dignità. Alla creazione di diritti nuovi va contrapposta la salvaguardia di quelli già esistenti, sia attraverso l’implementazione dei livelli di tutela sia garantendo l’effettivo riconoscimento del loro nucleo essenziale. Alla luce di quanto detto, la prevalenza dei diritti sociali sui diritti civili e la tutela rinforzata di cui dovrebbero godere trova fondamento nella prevalenza del principio di uguaglianza sul principio di libertà. Non può sussistere alcun esercizio di libertà senza condizioni di parità sostanziale

Alessandro Fricano

Dottorando in Diritto costituzionale

Università degli Studi del Molise


(1) Così A. Buscema, Il principio del pareggio di bilancio a dieci anni dalla riforma costituzionale del 2012, editoriale, in Rivista della Corte dei conti, fasc. 2, 2022, p. 3.

(2) Corte cost. sent. n. 85 del 2013.

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