Le pronunce che costano – Recensione al volume di M. Troisi

«Conoscere l’impatto per governarlo». Questa frase, con cui si conclude il primo capitolo del libro di Michela Troisi (1), esemplifica chiaramente la valida chiave di lettura impiegata dall’Autrice nell’affrontare un tema particolarmente complesso e ricco di spunti di riflessione.

L’itinerario di ricerca approfondisce il tema delle conseguenze finanziarie derivanti dalle decisioni della Corte, ripercorrendone la storia, gli snodi critici, i problemi di natura costituzionale che esso comporta, nonché le loro possibili soluzioni. Un tema che, come si diceva, appare indiscutibilmente complesso ma viene reso di immediata comprensione grazie ad uno stile scorrevole e asciutto.

Un lavoro sempre attuale vista la continua attenzione che la dottrina riserva a quello che può ormai essere definito il “diritto costituzionale del bilancio”, specialmente nel periodo della pandemia dove emerge il complesso rapporto tra esigenze di bilancio e diritti fondamentali. Se «è la garanzia dei diritti incomprimibili a incidere sul bilancio, non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione» (2), appare chiaro che il Giudice delle Leggi deve garantirne l’effettività, non potendo «disinteressarsi delle sue pronunce e del proprio operato» (p. 200).

Imparare a conoscere e a governare l’impatto significa capire, quindi, in che modo la Consulta può effettivamente assumere un ruolo di garante dei diritti fondamentali. Pertanto emerge l’importanza assunta dall’attività istruttoria della Corte per determinare il costo delle decisioni.

I primi tre capitoli sono dedicati ad un’analisi su “cosa può fare” il Giudice delle Leggi per avere dei dati sugli impatti finanziari quanto più neutrali possibili mentre l’ultimo riguarda il “modo in cui può farlo”, venendo analizzate le varie tecniche decisorie da questi adottate per governare le conseguenze finanziarie delle proprie pronunce.

L’approccio seguito è in grado di cogliere multiformi sfaccettature, guidando il lettore lungo le criticità che hanno minato lo sviluppo della giurisprudenza della Corte e spaziando dagli ampi problemi di teoria generale – quale la possibile anima “politica” del suo sindacato – fino a giungere allo studio dei poteri istruttori e delle varie tecniche decisorie da questa adoperate per governare l’impatto e preservare il suo ruolo nel sistema.

Un nitido affresco pieno di riferimenti giurisprudenziali, che non si limita a denunciare solo “ciò che non funziona”, ma individua i possibili scenari risolutivi alle varie questioni poste, seguendo anche dei sentieri poco indagati dalla dottrina.

Ne è prova, ad esempio, l’analisi della Sezione autonoma per la documentazione degli oneri finanziari del servizio studi della Corte costituzionale, definita dall’Autrice come un’esperienza su cui «si può ragionare sulla possibilità di rifondare, in seno alla Corte, una struttura in grado di quantificare preventivamente le conseguenze finanziarie delle decisioni» (p. 94), ma anche quella svolta relativa all’attività dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) e della necessità di un dialogo maggiore con la Corte.

Proprio con riguardo a quest’ultimo, la riflessione anticipa quasi di un anno quella prassi di maggiore interazione tra Corte costituzionale e UPB. Prassi che, a partire dalla sentenza n. 49 del 2021, si afferma in misura sempre maggiore, portando la dottrina a definire l’UPB come “un nuovo organo ausiliario della Corte costituzionale” (3).

Per concludere, il percorso seguito da Michela Troisi nel suo libro difficilmente può ritenersi concluso, sia in considerazione delle nuove tecniche decisorie che con sempre con maggiore frequenza adotta la Corte costituzionale (si pensi alla sentenza n. 40 del 2021) sia per il rinnovato interesse della stessa Corte tendente a valorizzare nuovi strumenti capaci di garantire l’acquisizione di dati maggiormente neutrali. Di sicuro, trattandosi di una materia in continuo divenire, il volume sembra porsi non come punto di arrivo ma come punto di partenza, richiedendo un aggiornamento sulle nuove prassi che emergeranno nella giurisprudenza della Corte.

Aniello Formisano

Dottorando in Diritto Pubblico

Università degli Studi di Napoli Parthenope


(1) Ricercatrice in Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

(2) Sentenza n. 275 del 2016, punto 11 del Considerato.

(3) A. Vernata, La Corte costituzionale “vede” l’Ufficio parlamentare di bilancio e apre all’interazione col nuovo organo ausiliare, in Giurisprudenza Costituzionale, 2/2021.

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