Donne, corpo e mercato di fronte alle categorie del diritto costituzionale. Recensione al volume curato da Adriana Apostoli

Riflettere del corpo delle donne in prospettiva costituzionale è questione certo non facile. È un tema dai confini piuttosto fluidi, sia perché deve essere costruito a partire da reticoli costituzionali che lo studioso deve sua sponte erigere, sia perché interseca diverse discipline giuridiche.

Il filo conduttore del volume è rappresentato dal principio di dignità, il quale tuttavia non riesce a rendere totalmente chiaro il perimetro d’indagine nello studio del rapporto fra corpo delle donne, mercato (inteso come lucro) e principi costituzionali.

Infatti, sin dall’introduzione si evince che le implicazioni del corpo femminile, pur essendo molteplici, hanno riguardo, da un lato, all’impossibilità di ridurre il corpo alla sola dimensione del mercato e, d’altro lato, alla tutela dell’autodeterminazione della persona, che deve restare libera da decisioni o coartazioni altrui, da condizionamenti economici, dalla sottomissione al volere dell’uomo.

Se è vero che i principi fondamentali del costituzionalismo contemporaneo trovano espressione nel riconoscimento e nella tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, nel principio di eguaglianza formale e sostanziale e nel principio di solidarietà, è anche vero che tali valori appaiono spesso dimenticati quando il campo d’indagine è circoscritto al tema del corpo della donna.

Come sostiene Adriana Apostoli, malgrado i numerosi interventi legislativi approvati in oltre settant’anni di storia costituzionale per ridurre, sino a eliminare, gli ambiti di subordinazione della donna all’uomo, il cammino da compiere è ancora lungo. Gli ostacoli che si frappongono fra l’autodeterminazione femminile, ovvero la possibilità di essere padrona del proprio corpo, sono tuttora numerosi e incidono pesantemente sulla piena esplicazione del principio di eguaglianza. Il significato da attribuire all’art. 3 Cost. e, in particolare, al suo secondo comma è, invero, considerare la condizione concreta nella quale si trovano le donne e cioè quella parte della società che riferisce alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno rispetto della persona umana.

Come ricorda Barbara Pezzini, la mancata presa di coscienza delle diversità dei due sessi e della posizione di soggezione della donna all’uomo, impone di costruire un assetto ordinamentale peculiare e questo non può venire che dal legislatore. Sussistono infatti condizioni (si pensi a prostituzione e surrogazione di maternità) che riguardano specificamente un sesso e che dunque devono essere analizzate, disciplinate e tutelate non in maniera asessuata ma attraverso le lenti di quel sesso. 

L’obiettivo che la Curatrice e gli Autori auspicano venga raggiunto è l’effettivo riconoscimento e la tutela dei diritti delle donne perché se è vero che gli ordinamenti ispirati ai canoni del costituzionalismo del Secondo dopoguerra si reggono sul riconoscimento ontologico della persona sullo Stato, non è possibile prescindere dall’ammettere che la relativa violazione costituisce un problema giuridico e sociale

La discriminazione perpetrata nei confronti delle donne pregiudica la dignità umana perché le priva di un qualcosa che già posseggono. Non riconoscere la pari dignità sociale della componente femminile della società consentendo – o comunque tacendo sulla – la mercificazione del corpo che le stesse abitano, significa trattare non quelle donne, ma tutte le donne come se meritassero meno considerazione degli altri esseri umani.

Benché sia difficile giungere a un compromesso politico e civile sulle c.d. questioni eticamente sensibili, pare ormai non più procrastinabile l’educazione del legislatore e della società civile alla pratica e al rispetto del principio di eguaglianza – specialmente nella sua accezione finalistica – perché solo in questo modo sembra possibile garantire al sesso che sovente versa in condizione di difficoltà una tutela che il giudice non abbia dubbio nell’applicare (si pensi all’equivoca interpretazione della pratica della prostituzione data nell’ordinanza di rimessione alla Corte costituzionale della Corte d’appello di Bari) e che trovi altresì piena rispondenza nei principi sanciti in Costituzione.

L’intervento legislativo, accanto a quello culturale, sembra ormai davvero necessario perché non è solo la donna che di volta in volta è vittima di una qualche forma di violenza il soggetto che subisce la violazione della (propria) dignità, ma è la società intera a veder evaporare, di volta in volta, un po’ di dignità.

Alessandra Mazzola

Dottoranda in Il diritto dei servizi nell’ordinamento italiano ed europeo

Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

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