I limiti della sovranità e l’orizzonte della mondializzazione – Recensione del volume di A. Supiot

NUSQUAM DATA LITTORA TRANSIT. Con questo principio, scritto nella divisa del XVII secolo e riportato nella copertina del volume, si esprime l’importanza dei limiti per qualsiasi sovrano, per potente che sia: come il vasto oceano è impossibilitato a superare i limiti impostigli dalle rive, allo stesso modo il potere del sovrano non può spingersi oltre i limiti della giustizia, gli unici che esso incontra.

La sovranità del limite (1) invita quindi, fin dal titolo, a comprendere come la sovranità dello Stato risieda nel rispetto dei limiti costituzionali e non, al contrario di quanto sostenuto da Schmitt (2), nella capacità di decidere nello stato di eccezione, in un regime di sospensione delle garanzie dello Stato di Diritto.

Una riflessione di estrema attualità, dunque, alla luce della crisi pandemica e dell’attuale limitazione dei diritti costituzionalmente garantiti, che tuttavia rappresenta solo una delle estrinsecazioni della più profonda crisi sociale ed ambientale.

È in effetti sull’analisi delle radici profonde di tale crisi che è incentrato il lavoro di Supiot, già autore di scritti che hanno affrontato con metodo e rigore diverse questioni dogmatiche proprie del diritto costituzionale e del Diritto nel suo complesso. Tra questi scritti si deve necessariamente ricordare Homo juridicus (3), che già affrontava alcuni dei temi ripresi in La Sovranità del limite: dai rapporti tra diritto e scienza alle influenze della globalizzazione sulla tutela dei diritti sociali e dell’ambiente.

Proprio con il rapporto tra verità scientifica e verità giuridica si aprono i primi due saggi, che rappresentano un’ammonizione contro i rischi dello scientismo e della legittimazione scientifica del diritto.

Essi sono superabili solo definendo e distinguendo con precisione le due diverse traiettorie che esse seguono (e devono seguire): se la scienza, infatti, non ha altro scopo che la ricerca della verità, tale ricerca rappresenta per il Diritto solo un mezzo per fondare razionalmente una decisione, generale o particolare.

In altri termini è dal Diritto, e solo da esso, che le verità giuridiche possono trarre la loro forza obbligante, potendo essere messe in discussione solo nei limiti (sempre presenti) che il Diritto impone, senza cadere nella tentazione di imporre una verità governata dalle leggi della scienza.

Scienza che ricomprende anche le logiche economiche e di mercato, spingendo a riflettere sul rapporto tra libertà economiche e tutela dei diritti sociali, emanazione del fondamentale principio di inviolabilità della dignità umana. Tale principio, non potendo essere oggetto di bilanciamento tra diritti e doveri, offre la necessaria soluzione, analoga a quella del rapporto tra scienze naturali e Diritto: le scienze e le logiche economiche non possono rappresentare un criterio di verità per il giurista.

Citando Kant, Supiot ricorda infatti che «Nel regno dei fini tutto ha un prezzo o una dignità. Il posto di ciò che ha un prezzo può essere preso da qualcos’altro di equivalente. Al contrario, ciò che è superiore a ogni prezzo, e non ammette nulla di equivalente, ha una dignità» (4).

I rischi e i pericoli per lo Stato di Diritto risiedono, infine, nel fenomeno della globalizzazione e dell’attività delle multinazionali, operanti in un regime di sostanziale irresponsabilità sociale e ambientale, sfuggendo ai vincoli (e quindi ai limiti) che il Diritto impone, e ponendo dunque in crisi la stessa sovranità degli Stati.

Interrogandosi sulle soluzioni in grado di ripristinare un regime di responsabilità, Supiot approda, traendo ispirazione dal lavoro di Weil (5), all’alternativa della mondializzazione e del recupero della Sovranità del limite.

Limite insito, come si è detto, nel concetto stesso di Sovranità, che trova nella legge non uno strumento del potere, ma il suo stesso fondamento costitutivo

Imponendo il recupero di tale principio, la mondializzazione si presenta come alternativa al modello della crescita illimitata, priva di considerazioni sociali e ambientali, imponendo un ritorno del primato dei doveri sui diritti, primo tra tutti il dovere di solidarietà.

La sovranità del limite, attraverso le sue pagine ricche di citazioni e suggestioni, si pone quindi come una dettagliata riflessione sulle problematiche del Diritto del nostro tempo e, offrendo un’analisi critica delle loro cause profonde, conduce a una soluzione per il futuro.

Riccardo Montaldo

Dottore di ricerca in Scienze giuridiche

Università degli studi di Cagliari


(1) Tratto dal saggio conclusivo di uno dei più recenti lavori di Alain Supiot, La souveraineté de la limite, in ID. (cura) Mondialisation ou globalisation? Les leçons de Simone Weil, Collège de France, 2019, disponibile in open access su https://books.openedition.org/cdf/6007

(2) Carl Schmitt, Teologia politica I, Bologna, Il Mulino, 1972

(3) Alain Supiot, Homo juridicus, Saggio sulla funzione antropologica del Diritto, Milano, Bruno Mondadori, 2006

(4) Corsivi dell’Autore. Immanuel Kant, Fondazione della metafisica dei costumi, Roma-Bari, Laterza, 1990

(5) Simone Weil, La prima radice. Preludio ad una dichiarazione dei doveri verso l’essere umano, Milano, SE, 1990

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